Nel 1895 un medico francese, Gustave Le Bon, pubblicò un libro su come si muovono le folle. Mussolini lo tenne sul comodino. Hitler ne fece tesoro. Lenin lo annotò a margine. Trent'anni dopo, a New York, il nipote di Sigmund Freud applicò quelle stesse idee alla pubblicità: convinse milioni di donne americane a fumare, milioni di uomini a fare colazione col bacon, e il governo degli Stati Uniti a rovesciare quello del Guatemala. Si chiamava Edward Bernays, e il suo manuale è ancora in uso. Lo usano i pubblicitari, i partiti, le piattaforme social, gli algoritmi del tuo telefono.
Influenzare le masse ricostruisce questo manuale dalla prima pagina all'ultima. Dodici capitoli che vanno da Le Bon a Bernays, da Walter Lippmann a Carl Jung, dai cinque filtri di Chomsky e Herman al capitalismo della sorveglianza. Nomi veri, fonti verificabili, niente teorie del complotto: solo la documentazione di tecniche che esistono da oltre un secolo e che oggi girano nelle pubblicità che vedi, nei talk show che guardi, nei post che condividi.
L'ultima parte del libro è pratica. Dieci schemi ricorrenti da riconoscere a colpo d'occhio. Cinque filtri che decidono cosa diventa notizia. I segnali per smascherare un manipolatore in una conversazione. Le abitudini quotidiane per difendere attenzione, sonno e voto.
Un libro per chi vuole capire perché ha comprato quello che ha comprato, votato chi ha votato, temuto ciò che ha temuto. E per chi è stanco di essere d'accordo per inerzia.
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